Quando scompaiono le barriere

Ciao mi chiamo Kaled sono egiziano e da qualche anno sono delegato Filcams in McDonald’s.
Fui nominato Rsa mentre ero Crew in una filiale prevalentemente composta da miei connazionali, ovviamente il rapporto anche di tutela con loro era facilitato: dalle medesime esperienze, dalla lingua, e dall’amicizia che negli anni si era rafforzata. Confesso che il giorno in cui la mia funzionaria mi propose di trasferirmi in una nuova filiale per aggiungere nuovi stimoli alla mia formazione sindacale, mi arrabbiai tantissimo.


Mi ero creato una situazione che ritenevo consolidata e fruttuosa e non ritenevo giusto di dover ricominciare da capo in un altro ristorante. Dopo essermi confrontato più volte sull’argomento decido insieme alla funzionaria di fare un tentativo.
I primi giorni furono difficili, quasi tutti i miei colleghi erano italiani e si conoscevano da tempo ed io non potevo far a meno di pensare che mai avrei potuto diventare un riferimento per loro. Dopo qualche giorno di scoraggiamento ma convinto a non lasciarmi abbattere, ho cominciato a parlare con ognuno di loro ed è stato bello constatare che invece per loro ero già diventato un collega come tutti gli altri. Accettai di trasformare il mio trasferimento da temporaneo a definitivo e cominciai a lavorare con loro e per loro, con tutto l’impegno di cui ero capace. La prova del nove arrivò dopo un paio di mesi quando venne convocata un’assemblea unitaria per eleggere l’Rls di filiale, io ero il delegato Filcams candidato a quel ruolo ma c’erano anche i delegati delle altre due sigle sindacali che avevano il vantaggio di essere presenti sul ristorante da un numero considerevole di anni. Il responso dell’urna mi rese orgoglioso, avevo vinto con una maggioranza schiacciante, dai numeri si capiva che persino gli iscritti delle altre sigle avevano votato per me ma la cosa che mi rese più felice fu il fatto di aver messo a tacere una volta per tutte, il mio timore inconscio di non essere accettato a causa del mio paese di provenienza.
Invece, per i miei colleghi io ero io, indipendentemente da dove fossi nato.
A distanza di più di un anno devo riconoscere che cambiare sede di lavoro mi ha arricchito sindacalmente ma anche umanamente e quel che conta di più mi ha reso più sicuro e più disponibile verso gli altri.

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